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Il Cane da traccia

Il recupero di un capo ferito, è un'arte che non si finisce mai di imparare. Passione, coraggio, sangue freddo, esperienza, umiltà, buon senso e grande rispetto per il proprio ausiliare, non devono mai mancare.

A caccia quando si sbaglia a colpire, l'ungulato scappa sottraendosi alla cattura. Le ferite inferte possono provocare la morte in tempi successivi, addirittura a distanza di giorni o rendere il selvatico invalido. Per la ricerca di un cinghiale ferito è opportuno servirsi di un cane addestrato a svolgere questo tipo di lavoro che viene definito CANE DA TRACCIA. Questi cani riescono a seguire, unicamente, la traccia del capo ferito senza farsi fuorviare dall'emanazione di altri selvatici, sani, passati anche successivamente sulle orme di quello ferito. Soprattutto devono essere in grado di finire l'animale ferito, una volta trovato. Il cane pauroso o troppo focoso si scaglierà contro il selvatico, e rischierà di essere ferito in malo modo. Il cane esperto ed equilibrato varierà il suo comportamento a seconda della situazione. Con il capriolo risolvono tutto da soli, con un morso alla gola. Con animali più forti si attaccano alla coscia senza mollare, costringendolo a fermarsi. Talvolta la presa è ai garretti, o all'orecchio per il cinghiale.

In sintesi: il conduttore, a una decina di metri da il "terra" al cane e va a controllare l'anschuss (il punto di ferimento dell'animale), il cane non si deve muovere dal posto in cui è stato lasciato dal conduttore e non deve muoversi neanche nella situazione di sparo. Successivamente prepara il cane con la LUNGA (un guinzaglio lungo una decina di metri), e lo porta sull'anschuss. Questo è un momento molto importante perchè il cane deve memorizzare parecchi odori, non solo quello del sangue, che lo aiuteranno a non perdere la pista.

L'olfatto nella specie canina è un senso molto importante, ma in questi cani lo è ancora di più e la loro abilità nel seguire le tracce è maggiore rispetto a quella di altri cani; devono localizzare una traccia, seguirla anche in condizioni di difficoltà, seguendo debolissime emanazioni. Il cane dispone di una certa libertà di decisione e indipendenza nel lavoro come nella vita quotidiana; sono definiti "cani da lavoro specializzati" in prevalenza al tipo di preda cacciata e alle tecniche utilizzate, soprattutto hanno una forte componente istintiva, geneticamente trasmessa da una generazione all'altra.

Con determina provinciale n. 591 del 20 ottobre 2009 è stato definito un numero massimo di 25 cani da utilizzare nella "braccata", per ogni singola squadra, per la stagione venatoria 2009/2010 ai sensi del regolamento regionale 27 maggio 2008 n.1 -

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